Informazioni generali

panoramica(Ingrandire la foto per una visione d’insieme della falesia)

Dalla piazza principale, terrazza su Roma, si può osservare un suggestivo panorama che si estende a perdita d’occhio. Salendo per una ripida scala si giunge alla piazza del Redentore dove si ergono i resti dell’ antica chiesa di Guadagnolo con un bel campanile in mattoni tutto diroccato e da dove si può ammirare la bellissima veduta a 360 gradi che, nei giorni limpidi arriva dalla cima del Gran Sasso d’Italia al mare Tirrenico e in specifico dalla valle del fiume Sacco alla valle del fiume Aniene con tutto il corso finale del Tevere; i monti Simbruini, Lucretili, Ruffi, Terminillo, Gran Sasso d’Italia, Velino, Lepini, Ausoni, Aurunci; i complessi vulcanici dei Colli Albani, della Tolfa, Cimini, Vilsini, Cimini,

Con i suoi 1218 metri sul mare quindi si ha un orizzonte visivo con un raggio di quasi km 125;
ad esempio fino alla costa di Anzio/Nettuno sono km 60 ma poi si possono osservare altri 70 di mare,
in belle giornate terze si arriva ad osservare anche l’isola di Ponza distante km113 o il monte Amiata (q.1738) km 113

La montagna, qui è caratterizzata da varietà botaniche così uniche, da essere inserite nella carta regionale del Lazio, fra gli ecosistemi da salvaguardare e si innalza solitaria e maestosa verso il cielo, coronata da formidabili rupi alpestri. Questo panorama dei più pittoreschi d’Italia, costituisce anche lo scenario cui si richiamano tutte le ipotesi sulle sue origini.
Il villaggio secondo una prima tesi, sarebbe infatti nato all’epoca delle incursione barbariche, quando i romani, fuggiaschi, si sarebbero stanziati nei pressi di un antichissimo fortilizio del quale restano solo i ruderi di una torre precedente il V secolo. secondo altre tesi, invece, il nucleo originario sarebbe stato costruito dai contadini che lavoravano le terre di appartenenza dei Monaci del Santuario, come avvenne negli antichissimi Monasteri di Cassino, di Subiaco  e vari altri luoghi. In tale senso secondo Padre Atanasio Kircher, insigne studioso, il nome Guadagnolo deriverebbe dai piccoli guadagni che locandieri ed osti ricavavano dai pellegrini che si recavano a visitare il Santuario della Mentorella.
A metà del  XII secolo, Guadagnolo, insieme alla vicina Poli, vennero ceduti da Oddone III alla celebre famiglia Conti che ne rimase in possesso per 6 interi secoli finché, nel 1808 passarono per eredità alla famiglia dei Duchi Sforza Cesarini e, da quest’ultima, nel 1820, alla famiglia Torlonia. La connessione a Poli, formalizzata nel 1826, prosegue fino al 1930, quando con il passaggio al Comune di Capranica Prenestina, ne divenne una parte integrante che, dall’alto della sua collocazione, contribuisce ad impreziosirne il territorio e ad arricchirne il patrimonio storico-artistico.

Questa posizione geografica cosi strategica del paese ha permesso, del resto, che si mantenesse intatto un patrimonio davvero unico, ricco di prodotti genuini che sono giunti fino a noi grazie alla caparbietà di persone innamorate dei luoghi ove sono cresciute e che vi sono dedicate a quelle attività che sono nate più per necessità che per altro.
In questo habitat, dove l’aggettivo naturale appare superfluo, gli animali ingrassavano nei mesi estivi nutrendosi di pascoli vastissimi da loro stessi concimati e venivano macellati nei mesi più freddi tra dicembre e gennaio, in cui il gelo e la temperatura massima dei luoghi rappresentavano il modo più economico di conservazione.
La gente che tuttora abita sui monti di Guadagnolo continua a vivere, di generazione in generazione, di una gastronomia fortemente legata al territorio, tra cui spiccano i formaggi: ricotta di pecora caciottine di pecora o di capra.
Ogni anno a giugno si tiene proprio un sagra dedicata alla ricotta.
Una domenica in cui per tutto il giorno, tra musica e danze, la ricotta può essere degustata in tutte le possibili preparazioni e diverse varanti.
Nessun concime chimico, ma solo acqua di sorgente e aria pura di montagna, fanno si che i prodotti sono veramente genuini e gustosi come i fagioli con le cotiche e soprattutto le apprezzate e ricercate lumachine al sugo piccante e poi i cosiddetti “ciammaruchigli” protagonisti delle tradizionali feste denominate “Sagra dei ciammaruchigli” e “Sagra dei fagioli con le cotiche,” che devono la loro particolarità agli aromi, alle spezie e alle erbe raccolte in montagna.

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