Storia

Panoramica

Le mora di Guadagnolo sono sempre state frequentate e utilizzate dagli abitanti del vicino paese come stazzo per le loro greggi e rimessa di animali domestici come polli e maiali, infatti all’entrata si notano delle piccole costruzioni ormai in disuso utilizzate per tale scopo. Nei loro racconti i locali narrano di rocambolesche discese in corda dalle rupi più alte per predare le uova del gheppio e altri rapaci che numerosi nidificano sopra e su le mora. Le mora una volta erano anche ricche di piccole lumache, che si trovavano in quantità industriale attaccate alle pareti le quali hanno dato vita alla nascita della ”Sagra dei ciammaruchigli“ che ogni anno si tiene al paese di Guadagnolo. Tutte le piccole cenge delle pareti sono anche disseminate di cipolline selvatiche da raccogliere con molta parsimonia( vi consiglio la frittata con le patate schiacciate e cipolline ”favolosa”), previa la loro scomparsa, infatti una delle prime vie che si incontrano lungo le mora è proprio la via della cipolla.
Le prime attività alpinistiche di cui si abbia conoscenza sulle mora di Guadagnolo risalgono intorno agli anni 60- 70 con l’apertura della via di Maurizio e il diedro di Gigi tracciate da Maurizio Fattori nel 1965, successivamente viene aperta la via il camino Jannetta naturalmente aperta da Sandro Jannetta e Umberto Cattani chiamata come il famosissimo camino Jannetta che si trova al Morra altra famosa falesia dove sono cresciuti un po’ tutti gli alpinisti Romani di quel periodo storico. Tra il 1965 e il 1969 vengono saliti un po’ tutte le fessure e i diedri della falesia, cosi’ nascono la via Fausto, la Sandra, la via Mariella e anche la stupenda via del Martello aperta non da alpinisti romani ma di Tivoli, Angelo Passarelli e Pier Giorgio Coccia, ancora oggi una delle piu’ gettonate, sempre nel ’68 vengono aperti altri capolavori come la via Paola ( U.Cattani, S.Rossetti, S.Jannetta, Paolo Rodano ) e la via dei Lecci ( G. Martorelli, U. Cattani, S. Jannetta, M.Fossati ), le ulteme vie di quel periodo sono la” via dei Tre” la Cipolla e la “ Via di Mao”.
Con queste circa 16 vie si conclude la fase esplorativa di quel periodo.
Le Mora ingiustamente e per strani motivi vengono abbandonate dal popolo degli arrampicatori dal ’70 al ’76, soltanto successivamente intorno al ’77 e fino ai primi anni 80’ un piccolo gruppo di alpinisti torna ad arrampicare a Guadagnolo, con i loro nomi illustri come Pierluigi Pini, Massimo Risi, Vito Plumari , Massimo Marcheggiani e Enzo Abbate che hanno incominciato a ridare un po’ di vita alla felesia.
Ma è con la nascita della sezione del CAI di Palestrina, i cui soci elessero la Mora di Guadagnolo come luogo ideale ove arrampicare e maturare le loro esperienze alpinistiche, che si comincia a richiodare sistematicamente tutte le vecchie vie precedentemente aperte e che erano rimaste prive di qualsiasi protezione. Naturalmente durante la chiodatura e la continua ripetizione dei vecchi itinerari il livello dei soci della sezione cresce e con loro anche la voglia di aprire qualche nuovo tracciato, cosi nascono le vie come il Fanciullo, lo Spigolone, il Nocciolo e la parte alta di Luci della Notte.
Quello che ora sto scrivendo è tratto dalla guida di Enzo Abbate del 1997 Arrampicare a Guadagnolo da dove è stato anche raccolto molto materiale storico per fare questa guida:

Ma la cosa piu importante che si registrò nei primi anni 80’ è stato il definitivo maturarsi dello stile d’arrampicata di Guglielmo Fornari conosciuto da tutti come “Memmo” . Fortissimo alpinista, Memmo approfondi la conoscenza della “Mora”, come nessuno prima di allora era riuscito a fare e salirne sistematicamente ogni piu’ impossibile asperità. Forse il suo merito piu grande fu quello di capire che il terreno arrampicatorio della Mora poteva ampliarsi a dismisura, arrampicando sui notevoli placconi, solo sfiorati dai camini , fessure e diedri che fino ad allora si salivano. Inventò il modo migliore d’affrontarli , elaborando una moderna tecnica di salita ( al pari di quello che stava avvenendo in altri luoghi come Sperlonga e Pietrasecca ) proteggendo adeguatamente le nuove vie con gli Spit messi rigorosamente all’inizio dal basso e a mano. A proposito va però detto che la chiodatura effettuata da Memmo e compagni fu rigorosa, impostata ad un’etica severa, tendente a tirare al massimo la libera. A cominciare dal 1983 Memmo realizza una serie di vie che porteranno la Mora di Guadagnolo a divenire luogo d’arrampicata frequentatissimo in particolare dagli arrampicatori romani. Nel 1983 ecco realizzarsi la parte alta di Luci della Notte e successivamente nel 1984 la parte inferiore, il vecchio Tito aperta rigorosamente dal basso con chiodi e cordini d’acciaio rubati alla bicicletta rotta e un altro capolavoro come “ Strapiombando” nel 1985 “il Professore, il Pelato e Nuovi Orizzonti “ nel 1986 “Timschel, Hantajo e Wambli”. Intorno a Memmo prende vita un ristretto gruppo di “Prenestini” la cui attività contribuisce in modo notevole ad ampliare le possibilità d’arrampicata della Mora: Enzo Savastano (Till), Guido Sentinelli Mario e Massimo Prioreschi e il piccolo grande uomo Mario Gangli la cui giovane vita si è spezzata bruscamente nel 1992 in un incidente stradale. Una lapide posta all’inizio delle Mora ne ricorda la memoria, compagno abituale di Memmo insieme a Till fedeli compagni di cordata hanno percorso insieme numerosissime vie al Gran Sasso e su tutto l’arco Dolomitico. In questi anni accompagna Memmo anche Mario Passacantilli di Vicovaro in numerose avventure in tutta Italia, non solo a Guadagnolo. Il 1987 è l’anno di altre importanti realizzazioni: “Evoluzione, la Merni Bassa, Enfasi, Platoon, Spigolo del Mistero, The Wall” e per concludere il decennio la bellissima via “il Pilastro Giulia” e nella fascia inferiore delle Mora “ non Sporgetevi, Il Mistico e Nebrasca” naturalmente queste sono soltanto le vie di una certa importanza che anno dato anche vita alla conoscenza e alla rivalutazione di un posto stupendo come le Mora di Guadagnolo. A tutto questo hanno collaborato in modo silenzioso anche M. Papacci e B. Fabbri che hanno spittato numerose vie di media difficolta e con le loro piastrine di alluminio inconfondibili hanno reso le Mora un luogo accessibile ai piu’. Dal 2000 in poi naturalmente lo sviluppo delle Mora non si è fermato, sono state sistemate di nuovo quasi tutte le vie a Fix che all’origine erano state aperte con i vecchi spit piantati a mano, c’ è stato anche un breve passaggio di Roberto Ferrante il quale a contribuito all’apertura di qualche bella via. Un grande ringraziamento va anche a Roberto Catena che con l’aiuto di qualche suo amico, ”Massimetto ecc.ecc. hanno aperto un numero consistente di vie in settori quasi completamente da pulire ampliando cosi le potenzialità delle Mora e rendendole anche piu’ adatte a tutti i corsi di roccia che ultimamente incominciano a verdersi anche qui. Soltanto per citare qualche bella via fatta da lui: Prurito, Via Salaria, l’Amara, Dove tocchi tocchi bene, Giacchetta, Spigolo Sud, l’intero settore che prima del suo avvento era completamente ricoperto da vegetazione ed ora ospita numerose vie,” Revolver, Flavietta, Furia, 17 Luglio + via degli Abruzzesi, Cime Tempestose. Un ringraziamento anche a Tira Tira che per anni si è dedicato alla pulizia del sentiero tagliando e bruciando un po’ tutti i rovi che si trovavano sotto le vie e lungo il sentiero e per questo gli ho dedicato la via Tira Tira. In questi ultimi anni alla sistemazione delle vie hanno contribuito anche Marco Febo, Daniela Chialastri, Massimo Ronci di San Vito, Marcello il Muto e Antonello Grande. Sono un po’ noioso ma un ringraziamento va dato anche a tutti quelli che in tutti questi anni mi hanno accompagnato all’apertura delle numerose vie sulla Mora e in tutte le mie avventure in alta montagna, per primi i miei figli Piero e Mattia che mi hanno sopportato in silenzio e poi i fratelli Fransesini Marco e David e il loro inseparabile cugino Spadino, Luciano Mastrantonio di San Vito un ringraziamento va anche a Bruno Vitale e Tommaso Scianella senza di loro non avrei mai pensato di scrivere un guida su Guadagnolo ma l’elenco è proprio lungo e per non dimenticarne qualcuno mi fermo qui.

Memmo Fornari